Elon Musk ha deciso che otto ore di sonno sono uno spreco intollerabile, almeno per i nostri computer. L'11 agosto ha fatto debuttare Grok Bot, il nuovo maggiordomo digitale di xAI progettato per un compito nobilissimo: lavorare mentre tu sei a letto a sognare. La promessa commerciale è la solita favola cyberpunk: gli assegni una sfilza di compiti la sera prima, chiudi il portatile e la mattina dopo trovi tutto pronto. O, in alternativa, trovi la tua infrastruttura cloud rasa al suolo e il conto in banca prosciugato. Dipende dalla fortuna.
Il concetto tecnico dietro questa meraviglia è tanto affascinante quanto terrificante: xAI ti assegna una macchina virtuale nel cloud sempre accesa. Il bot ci vive dentro, apre browser, clicca bottoni, compila form e pasticcia con i terminali come farebbe un essere umano annoiato. Non servono nemmeno le API: se una cosa ha un'interfaccia grafica, lui ci clicca sopra. Addirittura lavorano in squadra: un bot trova un bug, un altro lo replica, un terzo scrive il codice e un quarto fa finta di supervisionare. Praticamente hanno ricreato una riunione di dipartimento, solo senza i pasticcini.
E non è nemmeno un'idea che xAI si è inventata da sola: nello stesso periodo OpenAI ha risposto con ChatGPT Work, Anthropic con Claude Cowork e Microsoft ha infilato la stessa identica promessa dentro Copilot Tasks. Come ha notato AI News commentando il lancio, Grok Bot punta dritto a colmare il divario con questi concorrenti, non a inventare una categoria che prima non esisteva.
Il tutto a partire da una modica cifra compresa tra i 40 e i 300 dollari al mese, a seconda di quanto vi fidate di voi stessi. Attenzione però: non è un canone tutto compreso, è più una soglia di cortesia settimanale, oltre la quale si passa al consumo. C'è chi ha bruciato il proprio limite in due giorni configurando quattro bot e si è visto addebitare altri 8 dollari in tre minuti solo per spegnerli in modo pulito, senza alcun avviso preventivo sui consumi. Il privilegio di passare la notte insonne a chiedersi se il bot stia davvero formattando il report o il database di produzione, insomma, potrebbe costarvi anche più del previsto.
Perché qui sta il colpo di genio: tutti i bot condividono la stessa identica macchina, con gli stessi file, le stesse sessioni aperte, le stesse credenziali e i token d'accesso salvati. La documentazione di xAI, con un candore disarmante, consiglia di "limitare i permessi". Che è un po' come dare le chiavi di casa, il codice della cassaforte e il PIN del bancomat a un passante bendato dicendogli: "Mi raccomando, dai solo un'annaffiata alle piante".
Qualche decennio fa, un software che entrava nei tuoi sistemi, navigava indisturbato tra i tuoi file privati e inviava dati all'esterno lo chiamavamo Trojan e ci spendevamo patrimoni in antivirus per debellarlo. Nel 2026 lo chiamiamo "agente autonomo", ci appiccichiamo sopra un canone mensile e ringraziamo pure.
Nel mondo reale, va detto, qualcuno ci prova per davvero: in uno dei tanti video di addetti ai lavori che si trovano su YouTube, dal titolo "Grok Bot Is a Poisoned Gift", il titolare di un'impresa edile giura di usarlo per non perdere una chiamata di lavoro mentre è impegnato su un tetto. Sotto lo stesso video, un altro utente riassume tutto con un paragone che si spiega da solo: Grok Bot è l'iPhone di questa storia, chiuso e caro, mentre Hermes, l'alternativa open source, è l'Android che gira anche sul telefono di chi non vuole abbonarsi a niente.
E di motivi per fidarsi ciecamente ce ne sono a palate. Basti pensare a metà luglio scorso, quando si è scoperto che Grok Build, la CLI per sviluppatori sfornata dalla stessa bottega di Musk, caricava in tutta allegria interi repository Git privati, segreti e chiavi d'accesso comprese, su un bucket cloud senza avvisare nessuno. Una garanzia di riservatezza che rassicurerebbe persino il più paranoico dei sistemisti.
Il tutto si inserisce nella meravigliosa coerenza filosofica del nostro miliardario preferito. Da anni Elon gira il mondo avvertendoci che l'umanità è condannata all'estinzione perché non facciamo abbastanza figli. Nel frattempo, però, sforna tecnologie pensate per rendere quegli stessi ipotetici figli completamente inutili sul mercato del lavoro: in un'intervista ripresa da Fortune dal titolo "Elon Musk says that in 10 to 20 years, work will be optional and money will be irrelevant thanks to AI and robotics", promette che ci manterrà tutti con un generoso assegno statale non appena robot e modelli linguistici avranno automatizzato anche il respiro. Per chi non lo avesse riconosciuto: quell'assegno ha un nome tecnico ben preciso, reddito di base universale (o UBI, se preferite l'acronimo), un'idea che gira nei dibattiti di economia da prima che Musk vendesse la prima Tesla, e che lui si limita a riciclare come soluzione a un problema che sta contribuendo a creare.
Insomma, Grok Bot è finalmente realtà: non è più una teoria da conferenza per futurologi entusiasti, ma un servizio a pagamento con fattura a fine mese. Se avete un paio di centinaia di dollari che vi avanzano e una passione viscerale per il brivido dell'ignoto alle tre del mattino, è decisamente il prodotto che fa per voi. In caso contrario, una buona vecchia sveglia e un caffè restano ancora la scelta più economica.
Fonti
- Video originale e trascrizione (Gianluigi Ballarani, YouTube)
- Unite.AI — xAI Launches Grok Bot
- AI News — SpaceXAI lancia Grok Bot
- VentureBeat — Grok Bot: persistent digital coworkers
- Red Hot Cyber — Grok Build caricava repository senza consenso
- Fortune — Musk: work will be optional
- Matthew Berman — 11 Grok Bot Use Cases That Feel Like Cheating
- Authority Hacker Podcast — Grok Bot Is a Poisoned Gift
- eesel AI — Grok Bot pricing 2026
- Dervity — Grok Bot vs Hermes vs OpenClaw

Dario Amato
IT Consultant & Web Marketing
Informatico con 15 anni di esperienza nello sviluppo software, guidato da una forte curiosità per le nuove frontiere dell'AI e del Web Marketing.
